Ecco i consigli “di carta” apparsi nella nostra newsletter TURING vs ASIMOV nella prima metà del 2026. Per letture – in montagna, in città, o sotto l’ombrellone – su tecnologia, matematica, scienza e fantascienza.

Eight O’Clock in the Morning di Ray Nelson (1963) è un racconto brevissimo con un’influenza lunghissima sulla società moderna.
Al grande pubblico è noto il film “They Live”, albero di cui è stato il seme. La storia è centrata sul risveglio dallo stato di torpore indotto dalla società. Non è un risveglio gradevole.
Non si può raccontare di più senza svelare parti del racconto. Da tenere presente che il protagonista, per quanto ne sa il lettore, potrebbe essere un “unreliable narrator”.
Mockingbird (1980) di Walter Tevis rappresenta, dal punto di vista di quando è stato scritto, un lontano futuro distopico. Nella storia i punti chiave del declino della civiltà umana sono legati a doppio filo con l’avvento della robotica e dell’intelligenza artificiale.
Uno dei temi centrali è la perdita da parte dell’umanità della capacità di leggere.
“There was St. Paul and Einstein and Shakespeare… There was Julius Caesar and Tolstoy and Immanuel Kant. But now it’s all robots. Robots and the pleasure principle. Everybody’s head is a cheap movie show.”
Dal punto di vista del lettore (sempre più raro?) del 2026, la storia risulta decisamente più concreta e presente di quando è stata scritta.


“The Tunnel Under the World” di Frederik Pohl è una storia breve pubblicata nel 1955 che ha avuto una grande influenza nella moderna fantascienza. L’innesco della storia è (senza troppi spoiler) quello di una persona che si sveglia da un incubo e che vive nella sua giornata alcuni eventi fuori posto. La mattina dopo il tema si ripete, lo stesso incubo e, misteriosamente, lo stesso giorno nel calendario.
La storia è corta ma i temi sono tanti. Si può affermare che, in nuce, ci sia la strada che porta ad altri libri e film diventati di culto.
Vengono spesso citati The Truman Show e Groundhog Day come film correlati, ma sono chiare le suggestioni (o almeno le forti analogie) con libri successivi quali Simulacron 3 di Daniel F. Galouye o Time Out of Joint di Philip K. Dick.
Chi è appassionato di film come Dark City o The Matrix, ma anche Westworld (nella sua versione originale o nella sua serializzazione moderna) può rimanere piacevolmente sorpreso da questo racconto.
La letteratura moderna è piena di libri distopici a sfondo tecnocratico. Più difficile trovare, come nel caso di “The Inner House” di Walter Besant, un libro di questo tipo pubblicato nel 1888.
Precede Brave New World di Huxley di diversi anni. Il tema è attuale e potenzialmente caro sia ai complottisti, sia ai moderni tecnocrati come Peter Thiel.
La storia gira attorno a un futuro trasformato e fissato da una scoperta scientifica chiamata “The Secret”.
“The Secret” è capace di allungare la vita in modo indefinito. La scoperta porta in breve alla modernità del libro dove tutto è controllato dai ministri della scienza (uno in particolare). Particolarmente interessante è la diade tra allungamento della vita e instupidimento intellettuale.
Il libro si sviluppa con la lotta contro lo status quo da parte di chi inizia a ricordare il lontano e passionale passato. Il racconto non scade nel banale, mantenendo l’ambiguità su quale sia la strada meno scorretta.
Un po’ lento, ma interessante e più attuale del previsto.


Facile considerare Miraggi di silicio (1995) di Massimo Pietroselli un precursore, per certi versi migliore, del film The Matrix (1999).
La storia non si limita però ai temi del film cult e non li interpreta dallo stesso punto di vista.
Oggi è ancora più gradevole e attuale leggerci temi come: “la città dei 15 minuti”, l’AI simile a quella moderna, le videocall, il concetto di arbitrary code execution e la riduzione intellettiva umana. Inserti filosofici e letterari aggiungono ulteriore piacere alla lettura.
Il racconto è molto scorrevole e non ci sono momenti in cui la storia diventa noiosa. Appare chiaro che la competenza informatica dell’autore era molto elevata, sia rispetto alla media del 1995, sia rispetto a quella odierna.
Se si può fare una critica, magari la forma è meno innovativa del contenuto.
Un particolare piacere nel leggere libri degli anni Settanta è quello di trovare racconti che hanno sfruttato la minor censura dell’epoca rispetto a quella di oggi.
In quest’ottica, “La Grande Clessidra” di Ron Goulart è un esempio lampante. Il libro è una detective story satirica che si divide tra un prossimo futuro e il 1933.
Molto rapida e piena di azione come un film anni Ottanta, la storia ha una visione del “futuro” un po’ divergente rispetto all’attuale presente, ma per la trama non è un grosso problema.
Alcuni termini sono sicuramente “illeciti” oggi, quindi è meglio trovarne una copia prima della sua messa all’indice.


Hallucination Orbit (1983) è una raccolta di racconti di fantascienza a tema psicologico.
Il curatore principale è Isaac Asimov, che è anche presente nella raccolta stessa con il racconto intitolato “Girotondo”.
I 12 racconti sono ben scelti e rappresentano 12 macro temi nell’ambito psicologico in genere. Gli aspetti scientifici sono ben trattati da tutti gli autori (non ci si poteva aspettare diversamente da una selezione fatta da Asimov). Alcuni racconti sono particolarmente attuali, altri, forse, lo saranno tra qualche decennio.
Tutti godibilissimi, ma tra i migliori spiccano “La macchina del suono” di Roald Dahl e “Piloti” di Edward W. Ludwig. Più affini all’attualità di conflitti internazionali, invece, sono “Una rosa con un altro nome” di Christopher Anvil e “L’uomo giusto al posto giusto” di Randall Garrett.
Lettura molto consigliata anche per scoprire alcuni autori semiclassici meno noti.
Unica nota meno positiva sono le “Note finali”, sempre di Asimov, sottotono rispetto ai racconti.
“Tutti i colori del buio” (1963) di Lloyd Biggle è un esempio di fantascienza che non esiste più. Interessante e dinamica storia ma, soprattutto, ottimista. La scienza di un nuovo tipo di trasporto istantaneo è bene intrecciata con una detective story. L’innesco è una misteriosa serie di sabotaggi industriali che tentano di far fallire sotto i debiti degli investitori l’Universal Transmitting ancora prima di inaugurare il servizio.
La storia poi prende una piega ancora più sci-fi che lasciamo al lettore.


Il racconto breve “The Comet” di W.E.B. Du Bois è del 1920 e precede di molto una grande quantità di racconti e film nel raccontare lo scenario di un evento catastrofico che azzera (quasi) la popolazione umana (forse).
Leggere questo racconto fa sembrare sicuramente meno originali molte altre opere successive, come ad esempio “The Quiet Earth” già raccontata in questa newsletter. Un famoso b-movie “Night of the Comet” (1984) è quasi un calco della storia (con l’aggiunta degli zombie), dato che porta anche la componente razziale traslandola rispetto alla sensibilità del tempo.
Piccola storia grandemente consigliata.
“Il vero nome” (1981) di Vernor Vinge è come uno strano vino invecchiato. Il sapore iniziale non è il massimo, mentre il retrogusto finale è molto buono.
Il racconto è noto (nella sua relativa oscurità) per essere il precursore visionario della moderna era di internet e del cyberpunk.
Valutazione corretta ma, con il passare dei decenni, il racconto potrebbe rivelarsi precursore di altri temi anche più attuali.
Il racconto è centrato su quella che sarebbe stata la figura di un hacker di fine anni 90. Nel primissimo atto, i federali gli chiedono di smascherare altri hacker perché hanno scoperto “il suo vero nome”.
Interessante nel racconto anche la rappresentazione delle agenzie federali perché affine a quella reale dell’era post Snowden.
Consigliato, anche se le idee superano la qualità di scrittura. L’ultimo terzo del libro si presta ad essere letto con più interesse.


“Lessons in Play: An Introduction to Combinatorial Game Theory” è un libro non facilissimo, ma non tremendamente complicato. Si tratta di un’introduzione (corposa) alla teoria dei giochi combinatori (per intenderci, giochi simili agli scacchi o al gioco del Go).
La teoria è matematicamente molto ricca e interessante. Il libro non è di matematica in senso stretto, quindi accessibile e molto consigliato agli appassionati di giochi in senso lato.
Questo settore della “matematica ricreativa” ha inoltre spunti molto interessanti anche per chi ragiona di strategie in altri settori.
Consigliato, infine, a chi ha una formazione informatica, dato che il tema ha una grossa sovrapposizione con le teorie di questo settore.
Nota non positiva è il poco rigore che, probabilmente, può far innervosire qualche matematico.
Nel caso, si consiglia come compendio: “Combinatorial Game Theory” di Aaron N. Siegel, decisamente più rigoroso ma impegnativo.
The End of Eternity di Isaac Asimov (1955) non è nella lista dei libri dell’autore che resistono bene al passare dei decenni. Questa nota può sembrare particolarmente negativa (anche se poi, alla lunga, tutti i libri saranno anacronistici o fuori tempo), ma la componente non tecnico scientifica, il viaggio nel tempo, è trattata in modo interessante.
Il personaggio principale è anch’esso fuori dal tempo, sia in senso letterale, sia per come si fa ripetutamente ingannare in modo quasi banale. L’elemento dell’inganno lo avvicina, chissà quanto in modo involontario, a un personaggio di un mito greco.
In un certo senso la storia è come un un anello di fumo: può essere vista come un inno alla futilità del futuro. Secondo l’Asimov del ‘55, non solo il futuro non è scritto, ma neanche il passato lo è.
Libro interessante e più complesso di quanto possa sembrare.


La città dell’estate (Engine Summer) di John Crowley – titolo a parte – è un buon libro per questa stagione.
Il punto di vista è quello di un futuro dove la tecnologia del passato è un relitto per le persone (sintetiche o non) che sono rimaste.
Il racconto esordisce come il racconto narrato dal protagonista della propria vita.
Il primo mistero è capire chi stia narrando, il secondo è capire chi siano gli angeli.
La storia è incentrata principalmente sulla scoperta e sulla nuova normalità dopo una non più chiara apocalisse tecnologica ormai superata da generazioni.
Forse il racconto della stagione che segue la nostra…
“Lo specchio che fugge” di Giovanni Papini è una strana sorpresa. Serie di racconti legati da un filo rosso che mette in dubbio temi come l’esistenza e il tempo. Storie articolate e, come prevedibile visto l’autore, decisamente malinconiche.
La versione italiana è accompagnata dalla prefazione di Borges. Il libro richiama infatti uno stile in cui Borges si ritrova come in uno specchio. Libro molto difficile da trovare ma molto interessante.

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